KAFER – Il ladro della necropoli

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Convinto dal nuovo amico keriut,  Amosis  s’era recato nella  SetMaat, o Sede della Forza, sulla riva occidentale del Nilo, che i posteri chiameranno Valle dei Re.  Avevano attraversato il fiume con la chiatta di Osorkon ed erano approdati sull’altra riva cercando di confondersi con coloro che vivevano nella Città dei Morti. All’orizzonte, l’imponente catena montuosa sembrava una leonessa sdraiata a proteggere i cuccioli; i romitaggi ospitavano tombe e attorno alle tombe sorgevano le case del personale addetto alla manutenzione della necropoli.

Li accolse un’atmosfera torrida e glaciale insieme, un caldo opprimente ed un profondo silenzio; non un essere umano che si aggirasse tra quei tumuli e fossi: la vita nella Città dei Morti si svolgeva quasi totalmente sotto terra. Silenzio. Eppure nessuna di quelle tombe mancava di vigilanza: i guardiani comparivano come d’incanto,  occhi ed armi puntate, nascosti tra anfratti e sepolti fra tombe.

I tre proseguirono guardinghi nel profondo silenzio, nella solennità maestosa del sonno eterno; silenziosi come il silenzio stesso, strisciando come scarabei e scorpioni.

Un’ombra li sorprese  alle spalle, più silenziosa di loro, più strisciante di loro ed una mano si posò sulla spalla di Keriut.

Il ragazzo si voltò come una piccola vipera toccata dal bastone, il braccio alzato nell’atto di colpire, una grossa pietra nella piccola mano, il volto contratto in una smorfia.  Rimase con il braccio a mezz’aria e l’espressione si rasserenò immediatamente:

“Kafer!..  Sporco topaccio di fogna… talpa pidocchiosa…” la voce di Keriut era allegra ed Osor ritirò il pugnale.

“Abbassa la voce.- gli intimò Amosis – Vuoi farci scoprire?”

“Vecchio furfante -continuava il ladruncolo di Tebe – Non sei ancora salito sulla Barca di Ammon?”

“Il Nocchiero di quella Barca ha paura di Kafer! Ah.ah.ah… – rise l’altro – Ma tu che cosa ci fai qui? Non hai più vivi da derubare dall’altra parte del fiume. ah. ah.ah.”

“Qualche borsa Keriut non ha alcuna difficoltà a trovarla. Ti dirò perché sono qui, ma… mettiti giù o le guardie ci fustigheranno e ci faranno percorrere le strade di Tebe sulla carretta della vergogna dopo averci tagliato naso e mani, per poi appenderci ad una delle porte della città.”

“Puah! – l’altro fece una smorfia che gli alterò il volto – Quando vedono uno di noi, quelle talpe ubriacone delle guardie scappano.”  Disse.

Al che Amosis domandò:

“Ma chi è costui? Lo conosci?”

“E’ Kafer! Più pericoloso dei coccodrilli con cui divide le tane, ah.ah.ah…”

“Un profanatore di tombe!” proruppe ancora il figlio di Nsitamen, con accento eloquente.

L’aspetto di Kafer era impressionante. Indossava un perizoma di pelle dal dubbio colore e portava  alla cintola corti pugnali dall’impugnatura d’oro, di cui era chiarissima la provenienza. Il fisico, ben sviluppato, atletico, bruno per colorito ma anche per esposizione al sole, era coperto da un numero impressionante di cicatrici.  Sotto una corta capigliatura, infine,  l’espressione del volto era la più beffarda, ironica, indisponente e provocatoria che si fosse mai vista. Un volto dotato di una bellezza straordinaria.

“Chiamami come ti fa comodo!” rispose sprezzante, ma Keriut intervenne.

“Il mio amico non voleva offenderti… Non ti arrabbiare.”

“No! – s’affrettò a rettificare Amosis -Non volevo offenderti.”

“Bene! – il volto indurito di Kafer si distese subito – Che cosa volete qui. Non sapete che ogni zona, qui, è assegnata ad un gruppo e questa zona mi appartiene?” (continua)

 

brano tratto dal libro  di Maria Pace

AMOSIS e il collre di Thutankammon

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